Lo spettacolo si articola tra italiano e dialetto, ilarità e dramma, in un racconto, intervallato da canti originali, che ha come voce narrante un uomo che è stato ucciso per sbaglio dalla Mafia. Attraverso il topos dell’apparizione in sogno, il protagonista, Pino, si rivolge a suo cugino più piccolo, Tanino, evocando l’infanzia ormai lontana, le filastrocche, i tempi andati, la fame, il suo matrimonio e i suoi figli. Ora però Pino “sta bene qui”, nel giardino dei morti di Mafia – una sorta di paradiso laico – e Tanino “glielo deve dire alla mamma che non deve piangere”. Tra ulivi e carrubi, le parole si snodano come un lungo corteo che attraversa la Sicilia e tutto il Sud percorrendo dall’alto luoghi dimenticati, perché riaffiorino alla memoria spogliati delle loro vesti violente, sfiorati, ora, da una luce rarefatta.