In un viaggio che intreccia musica elettronica, poesia performativa e coro greco, Sergio Beercock ci invita ad attraversare emozioni, memorie e riflessioni.
Un viaggio personale, fatto di partenze e ritorni, di ansie e aspettative. Un richiamo alla quotidianità e alle preoccupazioni che ci legano ai nostri cari, alla fragilità dei legami famigliari e alla forza del tempo che scorre.
Le conversazioni con il pubblico parlano di radici e di sradicamenti, di accenti perduti.
Il paesaggio delle colline è un rifugio, un luogo dove dialogare con i falchi e osservare l’invecchiamento dei genitori.
La città una sposa temporanea, una promessa di stabilità in un mondo in continuo movimento. Le esperienze di povertà e di solitudine si mescolano alla ricerca di un senso di appartenenza e di comunità. Il ritorno a casa diventa un atto di riconciliazione con il passato e con le proprie radici.