con Sergio Beercock e Giovanni Alfieri
regia, testo e musiche originali di Sergio Beercock
aiuto regia e movimento scenico di Ludovica Messina Poerio
assistenza alla creazione Davide Cirri
ideazione scenica La Mandria
produzione Babel
con il sostegno di Camspirago Residenza, LaMaMa Umbria International
(debutto previsto nel 2026)
“La Congiura dei Nessuno” è una scrittura contemporanea che si ispira al mito greco arcaico dell’accecamento del ciclope Polifemo (a sua volta rivisitato in chiave satiresca da Euripide nel V sec a.C.), filtrata attraverso il prisma dell’alienazione moderna.
La vicenda è ambientata in un futuro distopico, in cui il crollo delle tecnologie e delle intelligenze artificiali, ha riportato il mondo ad uno stato post-storico, basato sulla produzione industriale di alimenti e oggetti indefinibili, dove il Progresso ha cominciato un processo al contrario.
Pippo Sileno, figura tragicomica, è intrappolato in un ciclo senza fine di oppressione e autoinganno. Lavora come operaio e tutto-fare per il Ciclope, incarnazione del sistema capitalista, un uomo che “vede da un occhio solo”: il Profitto.
Il Ciclope è un CEO di basso rango, impregnato di frasi auto-motivazionali, cultura new-age, ingordigia narcisistica: ha ereditato le fabbriche di suo padre, e le gestisce “brillantemente” grazie all’occhio dell’intuito.
Il pubblico rappresenta il coro delle Nuove Reclute che sono invitate all’Open Day per le nuove assunzioni in fabbrica, di cui Sileno è l’unico operaio rimasto (di tutte le altre persone un tempo presenti in fabbrica non si sa nulla…): i due personaggi in scena si alternano per convincere le nuove leve a entrare a far parte della Grande Famiglia o a fuggire a gambe levate da quell’inferno.
Attraverso dialoghi serrati tra i due e momenti di dialogo con il pubblico, si esplora il rapporto tra superiore e subordinato, tra potere e resistenza.
Sileno oscilla tra la disperazione e la consapevolezza, mentre il Ciclope si fa portavoce di un’ideologia che santifica il lavoro e la produttività. Ma Sileno, il “nessuno”, trova un modo di ribellarsi: manipolando il proprio capo, capovolgendo il proprio ruolo in una forma di sabotaggio poetico.
Il Ciclope finirà per autosabotarsi e distruggere tutto, in preda all’insicurezza che Sileno riuscirà a far sorgere in lui, giocando con le parole, convincendo il Ciclope che “Nessuno vorrebbe prendere il suo posto”. Conclude la sua tortura, Sileno, con il motto centrale dell’opera: “Nominare è Dominare”.
E’ proprio auto-identificandosi come un Nessuno, che Sileno riesce a spezzare la catena di falsa motivazione con cui il Ciclope lo ha nutrito per anni.
Tra momenti di satira feroce, slanci di lirismo poetico e musica dal vivo, lo spettacolo invita il pubblico a riflettere sul significato di “liberazione” in un mondo dominato da ingranaggi economici e sociali apparentemente inarrestabili. La vera domanda che emerge è: “È possibile spezzare il
ciclo? E cosa significa davvero essere liberi? E una volta liberi, cosa si fa? Qual è il prossimo passo?”
“Mentite alla luce del sole: praticate la Resurrezione”, urla Sileno mentre tutto brucia intorno a lui.