Muriceddu

testo e regia: Margherita Ortolani
con: Margherita Ortolani
aiuto regia: Dario Muratore
doppio in figura/marionetta senza fili: Tania Giordano
allestimento scenico: Vito Bartucca
musiche: Roberto Cammarata
luci: Vito Bartucca/ Dario Muratore
produzione: BLITZ con Babel crew 
con il sostegno di Spazio Franco, Piccolo Teatro Patafisico  
in collaborazione con Latitudini  

Muriceddu è il piccolo muro dove si sceglie di sedersi per guardare scorrere la vita. Il punto sempre allo stesso punto da cui sembra che il paesaggio non cambi, mentre miliardi di cose attorno brulicano e si trasformano. Muriceddu è un intarsio vocale, un tessuto scenico dove le parole sono personaggi minimi che scompongono e ricompongono la storia di una perdita, (forse) una storia come tante. Il dolore per la morte di un uomo attraversa le voci delle donne che lo hanno accompagnato, perduto, dimenticato. Troviamo così la Vecchia e la Secca, la figlia e la sposa. Muriceddu è la storia di molte voci, o di una voce che prende molte forme, una dichiarazione d’amore per ciò che è al limite tra l’esserci e l’essere perduto per sempre.


NOTE DI REGIA

Con questo lavoro desideravo attraversare la fragilità: della vecchiaia, del dimenticare (o del non dimenticare mai abbastanza), della paura di perdere chi amiamo, la fragilità del dire e del rappresentare. Ma in questo lavoro c’è anche il desiderio di non rinunciare alla possibilità che dà il teatro di ritracciare di ogni fragilità la forza e la poesia. 

Il muriceddu è un punto di osservazione “minore” delle cose del mondo e della vita, ma è anche un punto di tensione tra il guardare e l’essere guardati, tra l’alzarsi e decidere di fare parte del gioco, oppure lo scegliere di restare seduti. Il testo parte da una composizione ritmica, in cui la parola, insieme alla musica, è protagonista materica. 

Il sottotitolo «forse, chissà, l’età delle parole è finita per sempre», è una frase della giovane poetessa Antonia Pozzi, morta suicida nel 1938. Nel “forse” iniziale, è racchiusa la vera domanda del lavoro: sarò in grado? sarò in grado ancora? sarò in grado di perimetrare, di definire attraverso le parole? saprò resistere? e fino a quando? e fino a dove? 

In scena un alter-ego, una marionetta/feticcio che rappresenta l’altra faccia di questa storia: la faccia di Secca, la parte in-vita prosciugata dalla vita. Questo doppio in figura è una marionetta non mossa da fili, ma che si anima drammaturgicamente con il divenire dell’azione scenica. La marionetta è opera di Tania Giordano, scenografa della Compagnia Figli d’Arte Cuticchio, che ha composto la figura utilizzando elementi provenienti da un ambiente domestico, intimo e quotidiano (grucce, utensili da cucina, parti di mobilia). L’interazione con la marionetta dona al lavoro una dimensione di cura, ma anche di fragilità, verso il miracolo dell’incanto che è, in scena, l’apparire della vita, un incanto conosciuto sin da bambini e il cui segreto vorrei riuscire a catturare. 


MARGHERITA ORTOLANI

Margherita Ortolani, autrice attrice, si forma al DAMS di Bologna e al Département des Arts du spectacle  di Paris VIII. Nel 2014, a Palermo, fonda BLITZ, compagnia teatrale e progetto diffuso per il quale cura la direzione artistica di Diverse Visioni, un insieme di pratiche che coniugano estetica e poesia, esperienza di comunità e vita reale.