Quest’incontro (più che spettacolo) è un’esperienza circolare e condivisa. Mettersi a nudo, avere un obiettivo comune, essere qui e ora, diventano condizioni essenziali per iniziare, come avrebbe detto Danilo, un viaggio poetico all’incontrario. Solo da punti di vista originali possiamo infatti affrontare la vita con una visione che ci faccia arrendere alla necessità dell’Utopia.
Due attori in scena in uno spazio vuoto dove brilla un cerchio di luce, la Luna…forse. Una volta oltrepassato lo spazio scenico si può essere tutto ed essere ovunque. Una candela al centro, unico elemento di scena, ci indica simbolicamente il letto di una baracca di Cortile Cascino, un quartiere malfamato di Palermo, in cui Danilo appena giunto al Sud, a soli 28 anni, ha cominciato il suo primo sciopero della fame per un bambino lasciato morire tra l’indifferenza di uno Stato assente. In questo limone di luce lunare appaiono così alcuni dei personaggi che hanno avuto a che fare direttamente o di riflesso con Danilo: la povera gente, i pescatori, i contadini ma anche una certa élite politica e intellettuale: Sciascia, Montanelli, Fellini, Ruffini, Mattarella…
Gli attori recitano un canovaccio che lascia un notevole contributo all’improvvisazione ricercando nell’atto teatrale lo stato interiore dei cerchi maieutici originari che Dolci organizzava a Spine Sante, il quartiere più povero di Trappeto, dove aveva deciso di trasferirsi dal Nord, in un viaggio, appunto all’incontrario.
Il Teatro ci servirà quindi per ritrovarci e finirà per metterci di fronte ad un piccolo seme così incredibilmente simile a un astro dell’universo. L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande si toccano facendo echeggiare i versi che più riassumono la poetica di Danilo Dolci:
Se l’occhio non si esercita non vede
Se la pelle non tocca non sa
Se l’uomo non immagina si spegne
TEATRI ALCHEMICI
TEATRIALCHEMICI nasce nel 2005 dall’incontro di Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi. I lavori da loro scritti, diretti e interpretati (Desideranza, Ergo non sei, Il Grappolo) s’intrecciano a un progetto in divenire con una compagnia di ragazzi down che porta in scena numerosi spettacoli, l’ultimo dei quali Stralunati, l’insolita storia di Giulietta&Romeo con il sostegno del MiC-dipartimento per lo spettacolo, e altri coprodotti dal Teatro Nuovo Montevergini (Fufùll, Fuori frequenza, Affiatati, Proletèr) dal Teatro Biondo (Dadaselfie), dal Teatro Massimo di Palermo (Babbelish), da UNIPA (Saturnalia) da Spazio Franco (La Saga di Colledoro, Dadalòve). Grazie a questi ragazzi si va chiarificando un metodo di lavoro sempre più espressivamente legato a un’abilità di creazione diversa che scardina schemi ed etichette.
L’incontro con l’opera si ramifica sia nella scrittura di opere contemporanee (Alice Special guest, Donizetti Alive, Babbelish, Macbeth Alone) che nella direzione di opere di tradizione (Così fan tutte, Norma, Olivo e Pasquale, Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Il Pirata, Le Maschere, Macbeth). In tutti i casi il laboratorio teatrale è sempre perno del metodo di creazione dei due registi.