P.O.V. – Point of  view

con Abdoul Diallo – Julia Jedlikowska – Gloria Oppong – Alfred Sobo Blay
Lights e Sounds: Jean-Mathieu Marie
Artistic Tutor: Giuseppe Provinzano
Assistent: Rossella Guarneri

Una barca salpa dal Sahara Occidentale diretta in Europa ma le correnti la spingono al largo nell’Oceano Atlantico: nessuno se ne accorge. Nove mesi dopo viene ritrovata alla deriva in Brasile.

Uno yacht di lusso affonda in venti minuti durante una tempesta a pochi metri dalla costa siciliana: dopo poche ore tutta Europa cerca i superstiti con importanti mezzi.
In Crimea, una famiglia russo-ucraina decide di scappare su una barca di fortuna nel Mar Nero: troverà ugualmente la morte.
Un poeta palestinese lascia la sua terra: non ha più niente, non ha più nessuno, porta con sé solo le sue poesie, non ne scriverà altre.

Un ragazzino del Mali lascia le coste libiche su un barcone. Ha una pagella piena di buoni voti cucita nelle tasche che nessuno leggerà.

Sulla Terra non siamo uguali, ma per il mare sì.

Il mare non guarda in faccia nessuno.

CONCEPT DI PROGETTO

Amunì è un termine che in siciliano significa “andiamo”: un’espressione che indica contemporaneamente la proposta ad andare e l’accettazione di questa. Alla domanda “Amunì?” si risponde “Amunì!”.

Questo termine ha la stessa valenza lessicale che, in altre lingue europee, determina l’invito a muoversi o a fare qualcosa, come “let’s go”, “vamos”, “allons”.

Il Progetto Amunì vuole riflettere e dilatare all’infinito, in un iperspazio scenico, quel preciso momento in cui ogni migrante, di ogni tempo e luogo, senza distinzione di genere ed etnia, decide di partire e lasciare la propria terra d’origine alla ricerca o alla conquista di un sogno. Un sogno che può declinarsi in sete di conoscenza, necessità di fuga, desiderio di scoprire e scoprirsi, bisogno di cercare altrove una possibilità.

Consideriamo questo momento come il comune denominatore che accomuna ogni tipologia di migrante, prima che questi venga classificato dalle politiche legislative in materia, dalla burocrazia, dai confini, dalle frontiere, dalle barriere culturali ecc.

Il progetto intende sviluppare questa riflessione scardinando il significato stesso del termine “migrante” dalla comune accezione mainstream, per orientarlo verso un nuovo significato, forse antico.

Vogliamo farlo attraverso il confronto personale e interculturale tra i beneficiari e le loro esperienze, tra le loro attitudini artistiche e i linguaggi scenici contemporanei, nonché attraverso l’esplorazione delle eventuali peculiarità relative ai mestieri tecnici dello spettacolo.