Progetto Amunì

Amunì è un termine della lingua siciliana che significa “andiamo”. È un’espressione che contiene, nello stesso tempo, una proposta e la sua accettazione: alla domanda “Amunì?” si risponde “Amunì!”.

Amunì indica un movimento, interno ed esterno, che spinge ogni persona verso un obiettivo da raggiungere, un desiderio da realizzare, una possibilità da cercare.

Il progetto Amunì nasce dalla volontà di riflettere su un momento preciso e universale: l’istante in cui ogni migrante, di ogni tempo e luogo, decide di partire e lasciare la propria terra d’origine alla ricerca — o alla conquista — di un sogno. Un sogno che può assumere forme diverse: sete di conoscenza, necessità di fuga, desiderio di scoprire e scoprirsi, bisogno di cercare altrove una nuova possibilità.

Consideriamo questo istante come il comune denominatore di ogni esperienza migratoria, prima che la persona venga classificata dalle politiche legislative, dalla burocrazia, dai confini, dalle frontiere, dalle barriere culturali e dai dispositivi di controllo.

Il progetto intende dilatare questo momento all’infinito, trasformandolo in un iperspazio scenico: un luogo teatrale, poetico e politico in cui interrogare il significato stesso della parola “migrante”, sottraendola alla sua accezione mainstream e restituendole una dimensione più ampia, più umana, forse più antica.

Come afferma la Carta di Palermo:

“Occorre dunque riconoscere la mobilità di tutti e di ciascuno come un diritto umano inalienabile. Ogni altro aspetto, ivi compreso il concetto di sicurezza, troppe volte e impropriamente invocata, deve essere coerente con tale impostazione. Allo stesso modo ogni soluzione legislativa, amministrativa, organizzativa, comportamentale non può non partire dal presupposto che bisogna riconoscere il diritto umano alla mobilità di tutte le persone.”

P.O.V. – Point of  view

PILATE’S BORDERS

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