Un’ora tutta per me

coreografie di e con Simona Argentieri
drammaturgia e regia Giuseppe Provinzano
luci e suono Gabriele Gugliara
produzione Babel crew
con il sostegno di Esperienze in variazione, Spazio Franco

Annalisa ogni mattina si sveglia, prepara la colazione per tutti e va a lavorare. Giulietta ha tanti amici e tante amiche, guadagna bene ma non è felice. Irina non ha la forza per tirarsi fuori da una vita che non ha desiderato. Maddalena ha un cuore grande, tanti sogni e gli occhi belli. Annalisa, Giulietta, Irina e Maddalena sono quattro donne.

Annalisa, Giulietta, Irina e Maddalena fanno le prostitute. Non importa cosa facciano, importa cosa sono e cosa vorrebbero essere. Libere. Dalle costrizioni e dalle restrizioni, dai cliché e dai pregiudizi, dal conformismo e dal finto moralismo. Libere di essere umane, di essere donne. Annalisa, Giulietta, Irina e Maddalena hanno il loro nome ma potrebbero averne un altro. Annalisa, Giulietta, Irina e Maddalena hanno il loro lavoro ma potrebbero averne un altro. Annalisa, Giulietta, Irina e Maddalena sono quattro donne ma potrebbero essere tutte le donne. Nel 1975 Pier Paolo Pasolini descrisse quel preciso momento che ha fatto da spartiacque per la storia, la cultura, il costume, la sensibilità e l’intelligenza del nostro Paese e non solo: quel momento coincise con la scomparsa delle lucciole. Diversi anni dopo, Georges Didi-Hubermann gli rispose: “Le lucciole non sono sparite, siamo noi che non siamo più capaci di scorgerle”. Le lucciole sono dei magnifici insetti.

Le lucciole sono bagliori di umanità. Che siano scomparse o che non siamo in grado di scorgerle, c’è un gran bisogno della loro luce.